Il potere dei simboli, un linguaggio per iniziati

di Roberta Bernabei

“Oggi si sta comprendendo una cosa…ovvero che il simbolo, il mito, l’immagine appartengono alla sostanza della vita spirituale, che è possibile mascherarli, mutilarli, degradarli, ma che non li si estirperà mai…Le immagini, i simboli, i miti, non sono creazioni irresponsabili della psiche; essi rispondono a una necessità ed adempiono una funzione importante: mettere a nudo le modalità segrete dell’essere. Ne consegue che il loro studio ci permette di conoscere meglio l’uomo, quello che non è ancora sceso a patti con le condizioni della storia…questa parte astorica dell’essere umano porta, come una medaglia, l’impronta del ricordo di un’esistenza più ricca, più completa, quasi beatificata”. Questo brano di altissimo interesse è stato scritto da Mircea Eliade – un grande studioso rumeno di religioni e di simbologia, uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, un grande viaggiatore, che parlava e scriveva correntemente otto lingue – in uno dei suoi più celebri saggi: “Immagini e simboli”. A chi non ha grande dimestichezza con questi temi il simbolismo potrà apparire argomento da relegare a pochi addetti ai lavori ma se si ha il tempo di soffermarsi a riflettere spesso alcune opere d’arte, alcune architetture, ma anche elementi che appartengono al nostro orizzonte visivo quotidiano ci attraggono e ci invitano ad una più profonda “lettura” proprio perché portatori di significati più nascosti e suggestivi, di concetti che rimandano ad altre realtà, spesso ataviche, comunque lontane nel tempo, provenienti da contesti diversi dal presente in cui viviamo, spesso del tutto inaspettati. Il simbolismo infatti è il linguaggio iniziatico per eccellenza, un codice meno limitato del linguaggio comune ed adatto ad esprimere e rappresentare alcune verità che sono nascoste rispetto alla realtà visibile, razionale. Una citazione molto banale da cui poter iniziare un “viaggio” attraverso un contesto molto interessante di simboli, quelli relativi all’espressione del potere, appartiene al mondo dell’infanzia, ovvero il cartone animato di Walt Disney “Fantasia”. Nella celebre sequenza di “Topolino apprendista stregone”, appare Topolino in veste di mago con una bacchetta magica con la quale inizia a far accadere una serie di prodigi resi ancora più coinvolgenti dalla musica di Paul Dukas. Ebbene la bacchetta magica usata dai maghi – come il celebre Harry Potter – e dai prestigiatori, simile a quella del direttore d’orchestra verso la quale sono concentrati tutti i musicisti, non è altro che un simbolo antichissimo di potere, di comando e di autorità, di fallica memoria. La bacchetta dei maghi è il simbolo e il veicolo del loro potere e proprio attraverso la bacchetta il mago evoca gli spiriti e i demoni, agisce sulle cose, traccia il cerchio magico entro cui si colloca per compiere le sue azioni. Un’asta, all’inizio sicuramente di legno, successivamente impreziosita dall’oro e dalle pietre preziose, la ritroviamo saldamente nelle mani di faraoni, e poi di re e regine: essa assume in questa veste il nome di scettro e dà ai sudditi un chiaro segno di chi ha il potere. Ancora oggi si usa dire “comandare a bacchetta”, nel senso di dispoticamente. Nell’antica Grecia il tirso era una sorta di scettro intrecciato da foglie di edera avviluppate, tipico di Dioniso e dei suoi seguaci, satiri e baccanti. Con una bacchetta la maga Circe trasformava gli uomini in animali; nella Bibbia Mosè usa una verga per far scaturire acqua dalla roccia e per dividere le acque del Mar Rosso e fuggire dall’Egitto con il suo popolo. Un bastone particolare, il pastorale, è usato dal papa e dai vescovi cristiani durante le cerimonie solenni; si chiama così proprio perchè ricorda quello usato dai pastori per controllare il gregge ed è ricurvo in alto per radunare i fedeli che si stanno smarrendo. Dall’alto Medioevo, se non prima, i papi si servirono della ferula pontificalis come insegna indicante la loro potestà temporale. La forma della ferula non è ben conosciuta, probabilmente era un bastone che portava al suo vertice una croce. Anche i pellegrini che nel Medioevo percorrevano le strade d’Europa erano dotati di un bastone, chiamato bordone, usato come appoggio nei lunghi cammini che dovevano affrontare; esso aveva una punta di metallo ad una estremità che serviva all’occorrenza per difendersi dai lupi o dai briganti che si incontravano spesso lungo il percorso. Se si vuole andare indietro nel tempo sicuramente la bacchetta magica, il bastone del comando, lo scettro come simboli di potere vanno ricondotti al Caduceo di Mercurio, un elemento che riveste grandissima importanza in ambito operativo, uno dei simboli più antichi della storia dell’umanità, comune a civiltà diverse. Il caduceo, un bastone con due serpenti attorcigliati intorno, a volte con ali, era un simbolo del commercio ed era simbolo anche del dio greco Hermes (Ermete-Mercurio), dio anche della salute. Esso viene associato fin dall’antichità anche con il bastone di Asclepio-Esculapio, il dio della medicina: tale simbolo si ritrova ancora oggi come emblema dell’Ordine dei Farmacisti e viene quindi raffigurato in tutte le farmacie. In questo caso i due serpendi indicano le due forze opposte del bene e del male che cercano di far inclinare, simbolicamente, il caduceo da una parte o dall’altra. Ma il bastone che simboleggia appunto l’equilibrio e la conoscenza, governa le due forze opposte ristabilendo la guarigione, che non è altro, simbolicamente, che mediazione tra opposti. Il caduceo dunque simboleggia, in senso lato, l’enigma della complessità umana e delle sue infinite possibilità di sviluppo. Prima che a Hermes/Mercurio, il bastone era stato emblema di Ermete Trismegisto (trismegisto significa “tre volte saggio”), progenitore dell’arte magica egizia, e rappresentava la sintesi del sapere universale, dalla religione, alla medicina, alla morale, alla filosofia fino alle scienze e alla matematica. Dal nome di Ermete Trismegisto scaturisce il termine ermetismo per indicare la conoscenza iniziatica, il cui apprendimento richiede studio profondo e dedizione. Ed è priprio ad Ermete Trismegisto che si fa risalire l’origine dell’alchimia, un altro contesto sapienziale, un altro incredibile mondo di simboli di straordinaria complessità e stratificazione. Quello dei simboli è, come appare evidente, un linguaggio che richiede, per essere compreso, tempo, dedizione, attenzione, curiosità, ma anche desiderio e volontà di percorrere idealmente non le solite strade battute ma quelle più impervie e nascoste, quelle capaci di condurre verso luoghi della conoscenza inaspettati e spesso magici. Nel suo testo “L’uomo e i suoi simboli”, Carl Gustav Jung scrive: “una parola o un’immagine è simbolica quando implica qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio ed immediato. Essa possiede un aspetto più ampio, “inconscio” che non è mai definito con precisione o compiutamente spiegato. Né si può sperare di definirlo o spiegarlo. Quando la mente esplora il simbolo, essa viene portata in contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 commenti a “Il potere dei simboli, un linguaggio per iniziati”

  • antonio celano scrive:

    Giusto ricordare con Trismegisto che quello dei simboli è “un linguaggio che richiede, per essere compreso, tempo, dedizione, attenzione, curiosità, ma anche desiderio e volontà di percorrere idealmente non le solite strade battute ma quelle più impervie e nascoste”. Un percorso difficile che però l’articolo ci invoglia a fare finalmente con meno preoccupazioni, ricordandoci anche la dimensione pop (essoterica) del simbolo e la sua funzione tutto sommato prometeica. Molto bello, davvero! E molto ben scritto.

  • Gianni scrive:

    Complimento un ottimo testo divulgativo. Conciso ed essenziale nella forma e nella sostanza.

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